Filippo Gavazzoni: «Un paio di idee per affrontare l'impoverimento biologico del Garda»

Nella foto: Filippo Gavazzoni durante una conferenza

Sono anni che seguo e studio l’evoluzione biologica del Lago di Garda, lo faccio attraverso le pubblicazioni scientifiche circa la qualità dell’acqua e dell’evoluzione delle specie aliene, ma non solo. Anche l’andamento della biomassa vegetale e ittica risulta essere un indicatore e, non per ultimo, il prelievo ittico stimato per la pesca di professione, ma anche della pesca sportiva. Se metto insieme tutti questi dati, conoscenze scientifiche ed empiriche, posso provare a tracciare una rotta, che ho espresso e più volte esposto nelle sedi opportune.

Ma oggi, con l’occasione che mi viene concessa di poter pubblicare su Brescia Che Pesca, che ringrazio, non posso esimermi dall’esporre questa mia considerazione a tutti i pescatori sportivi. Io stesso sono un pescatore sportivo, la passione per la pesca me l’ha passata mio padre e l’ho maturata sul Lago di Garda, a Peschiera del Garda, casa mia. Quindi, venendo alla mia considerazione, dobbiamo prendere atto che l’ecosistema gardesano risulta essere in forte disequilibrio, ma ora mi spiego meglio…

Se la qualità delle acque risulta essere davvero buona, migliorata rispetto decenni fa (merito delle azioni di depurazione), ciò che stride in questo miglioramento è il fatto che la biomassa ittica e vegetale sia invece calata, deteriorata. Abbiamo perso chilometri di canneto ed in generale volumi di piante acquatiche che, insieme, formavano quel sistema fito-depurativo e di habitat perfetto per l’ittiofauna e la sua biodiversità. L’arrivo di molte specie aliene, dal Cormorano, al Siluro, al Dikerogammarus villosus, Procambarus clarkii, ecc… hanno per esempio aggravato il precario equilibrio delle specie ittiche.

Inoltre, in questo quadro, ogni evidenza scientifica ci dice che i ripopolamenti ittici fatti dall’uomo non assicurano la prosperità di una specie, né l’aumento in biomassa e, anzi, a volte possono avere effetti opposti da quelli che ci si aspetterebbe. Solo la riproduzione (frega) naturale è in grado di assicurare il miglior risultato, ma a condizione che l’ambiente e l’habitat risulti essere funzionale a sé stesso, altrimenti è evidente che non vi sarà soluzione e il futuro sarà sempre più caratterizzato da degrado delle specie, calo della biomassa, perdita di biodiversità, che è ciò che stiamo vivendo adesso.

Ogni pescatore sportivo dovrebbe comprendere questa deriva pericolosa. Non è cercando di vietare la pesca di professione che si risolverà questa situazione, non la si risolverà nemmeno riprendendo i ripopolamenti delle Trote o Coregoni, questo è certo; può dare fastidio questa cosa, ma è la realtà dettata da evidenze scientifiche.

Le strade quindi, per addivenire ad una soluzione, sarebbero due: la prima consisterebbe in un fermo pesca totale, per due o tre anni almeno, in cui, in deroga, dovrebbe essere concessa solo la pesca di contenimento per le specie aliene come il Siluro, il contenimento del Cormorano, il controllo di altre specie ittiofaghe, ecc… Questa prima azione, magari un po’ “grezza”, risulterebbe difficilmente accettata ed accolta, susciterebbe malumore e avversione indubbiamente, anche se potrebbe rappresentare la possibilità di fare un “reset”, per giungere poi a scrivere una pagina nuova per questo territorio; una terapia d’urto, possiamo dire. Data la grande resilienza del Lago di Garda, certamente questa strada darebbe un risultato.

La seconda invece, più lenta da un lato rispetto alla prima e più comprensibile nell’opinione pubblica dall’altro, dovrebbe prevedere, oltre al contenimento delle specie aliene invasive, la gestione dei diritti di pesca da parte di un ente pubblico interregionale, superpartes, in grado di istituire un tavolo di gestione permanente con le principali sigle di pesca sportive gravitanti sul Garda e una rappresentanza di pescatori di professione per costruire una nuova gestione, appunto, ed un nuovo controllo di ciò che succede in questo lago.

Attraverso le quote delle licenze di pesca e dei diritti di pesca, introitando finanziamenti regionali e bandi legati all’habitat, si dovrebbe costruire, con l’aiuto di tutte le amministrazioni gardesane, un “piano marshall” per l’ecosistema gardesano, rigenerando litorali, letti di frega e affluenti a lago, creando dove possibile zone oasi di tutela, recuperando biomassa vegetale litorale e investendo in ripopolamenti non solo per specie a reddito economico, ma su tutte le specie, con rigore scientifico e con il minor impatto possibile sui riproduttori, evitando quelle azioni di massa che per anni si sono viste nel prelievo del Coregone lavarello in riproduzione.

Mettendo nero su bianco questo percorso, validandolo a livello istituzionale, affiancandolo all’istituzione del tesserino segna catture digitale per tutti, finalmente avremo un quadro generale del reale prelievo ittico sul più grande lago italiano e si potrebbe, nel giro di pochi anni, valutare l’aumento numerico e l’aumento delle pezzature medie delle specie (il numero di uova deposte aumenta all’aumentare della pezzatura della specie) e costruire così una seria e valida azione che preserverà il lago ed il suo capitale biologico per il futuro.

Le due opzioni, una come ho scritto d’urto e “grezza” e l’altra più lenta ma forse utile a costruire una cultura e consapevolezza, alla fine convergerebbero entrambe comunque su una nuova gestione del patrimonio biologico, stimolando una nuova consapevolezza dell’utilizzo e dello sfruttamento, sia esso sportivo che di professione, delle risorse gardesane che dobbiamo comprendere sono limitate e non sempre in grado di autorigenerarsi.

Solo con questa consapevolezza si potrà davvero affrontare seriamente ed in modo risolutivo la tendenza attuale al depauperamento biologico del Lago di Garda; non bisogna nascondersi, non bisogna far finta di niente e non serve a nulla cercare ipotetici colpevoli. Le soluzioni ci sono, serve il coraggio di volerle intraprendere ed è mia intenzione farlo.

Filippo Gavazzoni – Vicepresidente della Comunità del Garda

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